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disegno di Anna Enrica Passoni

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Mario Porro Catena. “Quelle catene di ragionamenti, lunghe, eppure semplici e facili, di cui i geometri si servono per pervenire alle loro più difficili dimostrazioni, mi diedero motivo a supporre che nello stesso modo si susseguissero tutte le cose di cui l’uomo può avere conoscenza” (Cartesio, Il discorso sul metodo, 1637). Il progetto della Ratio cartesiana si affida alla procedura inferenziale del dimostrare matematico: conquistata l’evidenza prima, la certezza di una “salda roccia” su cui fondare la verità, secondo il modello assiomatico e deduttivo della geometria euclidea, le regulae del pensare si snodano seguendo una consecuzione monodroma, passando anello dopo anello da premesse a conseguenze. Che era poi già l’intento del sillogismo aristotelico, di cui ancora si ricorda la prefazione di Primo Levi a Se questo è un uomo: quando la convinzione latente nell’animo umano, per cui “ogni straniero è nemico”, diventa «premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager». []

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Maurizio Porro Rete. «L’ipotiposi della catena delle cause va emendata e guarita […] con quella di una maglia o rete: ma non di una maglia a due dimensioni (superficie) o a tre dimensioni (spazio-maglia, catena spaziale, catena a tre dimensioni), sì di una maglia o rete a dimensioni infinite. Ogni anello o grumo o groviglio di relazioni è legato da infiniti filamenti a grumi o grovigli infiniti». 1928. Carlo Emilio Gadda, ingegnere con la passione per la scrittura, turbato dal demone della filosofia e dalle “tentazioni dissolutrici dell’Enciclopedia” (L’Adalgisa), lancia il suo proclama ontologico e di metodo. Mentre abbozza la sua tesi di laurea, dedicata a Leibniz – il filosofo della modernità cui più si è richiamato il Novecento –, il Gran Lombardo procede alla stesura della Meditazione milanese: testo esemplare dell’emergere di un “rivolgimento” del modo di pensare rispetto al procedere analitico della scienza moderna. []

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Pietro Bianchi Rocco Ronchi. Deleuze, credere nel reale. Che cosa è un pensiero? Di che cosa è fatto? Qual è il suo luogo d’esistenza? Parrebbe una domanda semplice, eppure diverse scuole filosofiche hanno dato e continuano a dare risposte completamente diverse a questo quesito. Uno scienziato cognitivo risponderebbe che un pensiero è fatto da un insieme di processi neurofisiologici che avvengono nel nostro cervello. Un filosofo platonico direbbe invece che le forme del nostro pensare hanno una realtà indipendente e autonoma dalla storicità del nostro mondo. []

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Oliver Burkeman L’importanza dei libri non letti. Una volta, il romanziere e studioso Umberto Eco si lamentò del fatto che spesso chi va a trovarlo, vedendo la sua enorme biblioteca, non può fare a meno di esclamare: “Quanti libri? Li hai letti tutti?”. []

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